La Storia di Casa Baloire 2017-05-24T15:25:30+00:00

LA STORIA DI CASA BALOIRE

1911 – Il 3/3/1911 il Geometra Giuseppe Zorio, proprietario del terreno per averlo comprato dalla famiglia Baloire (d’origine savoiarda, che possedeva l’intero isolato e dalla quale, curiosamente, la Casa prende il nome) presenta al Comune di Torino la richiesta per permesso di costruire con progetto a firma dell’Ingegnere Enrico Bonicelli.
1912/13 – Viene presentato al Comune di Torino il progetto di ampliamento (manica ovest) a firma dello stesso Geometra Zorio, proprietario dell’immobile, mediante il quale il passo carraio in progetto lungo la Via Le Chiuse viene sostituito da un nuovo corpo di fabbrica contenente: una cucina e un bagno (quest’ultimo non più esistente) al piano terra, una camera da letto al primo piano e un soprastante terrazzo. Destinazioni che, dopo usi diversi nel tempo, sono state ripristinate nel corso dell’ultimo restauro.

1920 – La villa viene acquistata dalla famiglia Fontana che la abita per cinquant’anni.
1970 – Il 29 aprile l’Architetto Norberto Vairano senior acquista la Casa dalla Signora Cornelia Saletta, vedova Fontana e lo adibisce a sua casa – studio.
2004 – il 4 febbraio l’Architetto Norberto Vairano junior compra Casa Baloire dallo zio Norberto Vairano senior, mantenendone la destinazione di casa e studio d’architettura.
2015 – Nel mese di dicembre i futuri proprietari Alessandro Lazzari, avvocato, e Ombretta Pellerey, biologa, avviano i lavori di recupero e restauro del villino su progetto e direzione dell’Architetto Norberto Vairano junior – imprese: Gestinord s.r.l. e Pogi s.r.l.s. di Torino, Geometra Giuseppe Piva; restauro bassorilievi: maestra d’arte Lara Tenti –, restauri interni Eloisa Fusco.
2016 – Il 30 marzo, finiti a tempo record i lavori di restauro, Alessandro Lazzari e Ombretta Pellerey divengono proprietari di Casa Baloire e vi si trasferiscono con la loro ampia famiglia, umana e animale. Nel mese di maggio, con una festa durante il Salone del Libro di Torino, inizia l’ospitalità AIRBNB negli alloggi Lago Welcome Bonicelli e Vairano flat.

CHI ERA ENRICO BONICELLI

Nato a Cesena il 15 febbraio 1872, laureatosi in Ingegneria a Torino nel 1895, si dedicò subito all’insegnamento. Dapprima, come Professore nella Scuola Industriale di Torino e, dal 1910-1911, come Docente del locale Regio Politecnico (Architettura tecnica e Composizione architettonica).
Enrico Bonicelli divenne con Mattè Trucco (artefice, ad esempio, del Lingotto di Torino) uno dei principali designer di stabilimenti industriali del primo novecento torinese.

Suo un volume sull’Architettura industriale, èdito da UTET nel 1931 e in possesso dei proprietari di Casa Baloire, rimasto a lungo pietra miliare del settore.

Altre realizzazioni di Enrico Bonicelli, ad esempio: la Fabbrica Italiana Pianoforti (F.I.P.) di Corso Racconigi (oggi palazzo comunale delle imposte, da sempre anche noto come “Lingottino”), le Officine Ferroviarie Savigliano di Corso Mortara e la Palazzina della Promotrice di Belle Arti presso il Castello del Valentino.

Contardo Bonicelli, uno dei figli di Enrico e pur egli Ingegnere, fu uno dei principali progettisti del successivo periodo razionalista torinese (sua, ad esempio, la Piscina Monumentale).

Casa Baloire fu una delle poche, se non l’unica, casa di civile abitazione disegnata e realizzata da Enrico Bonicelli.

Costruita nel 1911, allorché Bonicelli aveva 39 anni, coglie le ultime suggestioni del gusto liberty anticipando, anzitutto con le originali finestre sfalsate poste sulla facciata principale di Via Le Chiuse, la nuova tendenza geometrica. Secondo le più recenti attribuzioni lo stile della Casa abbraccia lo Jugendstil tedesco con punte (scala in boiserie interna all’alloggio dei proprietari e torretta) di art decò.

CHI ERA NORBERTO VAIRANO (SENIOR)

Nato a Modena l’11 maggio 1913 e laureatosi in Architettura a Torino il 27 dicembre 1935, nel medesimo anno 1935 si iscrisse all’Albo Professionale ricevendo il numero 26 dell’Ordine degli Architetti di Torino.
Dal 1951 al 1959 fu Presidente (il più longevo in assoluto) dell’Ordine di cui era stato qualche anno prima Segretario (dal 1947 al 1949).

Insegnò per venticinque anni alla Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino, iniziando nel 1948 come assistente di ruolo al biennio propedeutico, cattedra di Disegno.

Nel 1956 divenne Assistente di ruolo al corso del 3° e 4° anno di Architettura tecnica alla Facoltà di Ingegneria Civile.

Contemporaneamente, dal 1955 fu Professore Ordinario (cattedra di Architettura tecnica)  per gli anni 1° e 2° dei corrispondenti studi propedeutici e così di seguito, per oltre 25 anni consecutivi, insegnò alla Scuola di Applicazione Militare dell’Esercito di Torino.

L’attività Professionale dell’Architetto Vairano si svolse in due ambiti:

  1. Architettonico-realizzativo;
  2. Tecnico-giuridico.

Sotto il primo profilo, dopo il periodo di apprendistato presso lo Studio del Prof. Ottorino Aloisio, curò diverse realizzazioni architettoniche tra cui le più significative:

  • primo studio di massima della Stazione filoviaria di Corso Francia;
  • villa in Rivoli;
  • vincitore del Concorso per il Piano Regolatore di Galliate (Novara);
  • realizzazione di palazzina sita nell’isolato in Torino di Corso Bramante (numeri civici 10-11-14-16-18) a 10 piani f.t;
  • realizzazione dell’immobile delimitato dalle vie Vandalino, Crea ed Eritrea in Torino;
  • villa bifamiliare a Coazze (Torino);
  • sistemazione del Nuovo Ordine Forense nella nuova Cittadella Giudiziaria.

Molte le sue collaborazioni con i Professori Carlo Mollino,  Carlo Alberto Bordogna e con gli Architetti Morelli, Ceresa, Casalegno e Quaroni.

Per quanto riguarda invece il secondo ambito in cui si articolò la sua attività (Tecnico-giuridico), da ricordare tre casi più significativi alla cui soluzione Norberto Vairano senior collaborò attivamente:

  • contribuì alla soluzione del contrasto professionale nato tra il prof. Carlo Mollino, dal quale fu nominato arbitro di parte, e la Città di Torino per la progettazione del  nuovo Teatro Regio.
  • risolse amichevolmente, quale arbitro unico, la situazione di contrasto sorta tra i colleghi Morelli e Ceresa per un episodio inerente la progettazione del nuovo ospedale di Lanzo Torinese;
  • su designazione unanime dei tre progettisti concorse a risolvere amichevolmente situazioni che richiedevano chiarimenti tecnico-operativi per il progetto del Palazzo di Giustizia di Alba (progetto dell’Architetto Varaldo Gabetti d’Isola).

VIA LE CHIUSE: CONFINE TRA DUE MONDI

Casa Baloire sorge nello storico quartiere San Donato di Torino che prende il nome da una chiesetta che andò distrutta nel 1536 durante il primo assedio francese e venne sostituita in epoca più recente dalla “nuova” chiesa di San Donato.

Abitata fin da epoca medioevale, l’area fu soprattutto popolata da famiglie di soldati e di mercanti. Il quartiere era irrigato dal Canale di Torino, una derivazione del fiume Dora Riparia e del canale Ceronda, che seguiva il tracciato delle Vie San Donato e Pacinotti.

Il borgo era allora chiamato del Martinetto, nome dovuto ai martinetti colà presenti che venivano azionati dall’acqua del Canale.
Lo stesso nome di Via Le Chiuse prende spunto del… passato idraulico del quartiere giacché lungo la via erano collocate alcune chiuse del Canale Torino.
L’intensa presenza di acqua nel borgo favorì l’insediamento delle prime fabbriche e, quindi, un cospicuo aumento della popolazione nel quartiere.

Produzioni pesanti (le acciaierie di Via Livorno e le officine che vi erano corollario, in basso San Donato – oggi zona Parco Dora, la conceria Florio di Via Durandi) ed alimentari: nello stabilimento di Via Balbis, a pochi isolati da Casa Baloire, i cioccolatieri Talmone e Caffarel – Prochet inventarono il gianduiotto di Torino; poco più in là si insediò la fabbrica Pastiglie Leone, produttrice delle celebri pastiglie zuccherine la cui qualità tuttora giustifica il celebre detto torinese: “è marca Leone!”.

Lungo via San Donato era anche presente uno dei più antichi birrifici torinesi: il Metzger che, come molti altri ex stabilimenti, ha lasciato in eredità un’importante testimonianza architettonica del periodo.

Tutte produzioni che a vario titolo (per azionare le pale idroelettriche o perché – la birra – a base del liquido) necessitavano d’acqua che scorreva copiosa sotto il suolo di San Donato.

L’iniziale povertà della zona aveva inoltre favorito l’insediamento e lo sviluppo di diverse iniziative caritatevoli, alcune presenti tuttora: il Pubblico Scaldatojo comunale, il Buon Pastore, la Sacra Famiglia e l’Oratorio Femminile del teologo Gaspare Saccarelli e la Chiesa e l’istituto scolastico femminile dell’eclettico matematico Francesco Faà di Bruno.

Nel 1883 fu costruito l’Ospedale Maria Vittoria, a pochi isolati da Casa Baloire, a tutt’oggi uno dei principali di Torino.

Via Le Chiuse, in tutto ciò, segna un non solo ideale spartiacque tra due mondi, anime e culture torinesi: quella medio-borghese che si proietta in direzione di Corso Francia e che mostra, tutt’oggi, tra le più eclatanti testimonianze del liberty torinese. E quella più popolare, verso Corso Regina Margherita, connotata dalla tradizione e dall’attività di due tra i principali santi sociali torinesi: Gaspare Saccarelli e Francesco Faà di Bruno

In un continuo e sempre inedito mischiarsi e rincorrersi di culture, tradizioni e testimonianze.

GASPARE SACCARELLI

Su via Le Chiuse, sulla sinistra due isolati dopo Casa Baloire in direzione di piazza Statuto, sorge dal 1852 l’Istituto della Sacra Famiglia fondato dal teologo e sacerdote Giuseppe Saccarelli. Come fece anche di lì a poco Francesco Faà di Bruno, Saccarelli si dedicò alla tutela e all’istruzione delle giovani delle tante famiglie disagiate che all’epoca vivevano in San Donato. Già esistendo a Torino importanti strutture ecclesiali rivolte ai giovani (l’oratorio di don Bosco in Valdocco e quello di don Cocchi in Vanchiglia, ad esempio). Le giovani, dai 10 ai 14 anni, erano ricoverate e istruite gratuitamente nell’Istituto fino a quando erano in grado di mantenersi da sé lavorando.

L’intero isolato ospita il vero e proprio quartiere generale della Sacra Famiglia, composto anche di un oratorio, alloggi e strutture varie di servizio.

FRANCESCO FAÀ DI BRUNO

Nato ad Alessandria il 29 marzo 1825, morì a Torino il 27 marzo 1888.

Il dodicesimo e ultimo figlio del marchese Luigi di Bruno, proveniva da una nobile famiglia piemontese. Persa la madre a soli 9 anni, dopo gli studi presso i Padri Somaschi a Novi Ligure entrò nel 1840 nell’Accademia militare di Torino.

Diventato Ufficiale dell’Esercito si dedicò agli studi geografici e cartografici. Partecipò alla prima guerra d’indipendenza (1848/1849) durante la quale curò rilievi che furono molto preziosi per i Piemontesi nel corso della seconda. Nel 1849 fu promosso Capitano di Stato maggiore. Rimase ferito in combattimento a Novara e ricevette una decorazione per il suo valore militare.

Venne poi scelto da Vittorio Emanuele quale precettore dei suoi figli. In vista dell’assunzione dell’importante ruolo si recò a Parigi alla Sorbona perché potesse approfondire gli studi matematici e astronomici. Nel 1851 conseguì la licenza (una sorta di laurea breve) in scienze matematiche.

A seguito del suo rifiuto a battersi in duello con un altro ufficiale che lo aveva offeso (sostenendo che non fosse in grado, piuttosto della semplice licenza, di conseguire la laurea), fu congedato dall’esercito.

Dopo il congedo nel 1853 tornò alla Sorbona dove si laureò in scienze matematiche così vincendo, a modo suo, il suo sfidante a duello!

Nel 1857 iniziò a insegnare Matematica e Astronomia all’Università di Torino. Data la sua passione religiosa non fu mai nominato professore ordinario essendo in quel momento lo Stato italiano profondamente anticlericale.

Solo nel 1876 venne nominato professore straordinario nelle materie d’insegnamento.

I suoi corsi si occupavano di argomenti spesso inusuali: la teoria dell’eliminazione, la teoria degli invarianti, le funzioni ellittiche su cui pubblicò vari trattati e memorie.

Il suo nome in matematica è soprattutto legato alla sua teoria delle forme binarie.

Nel suo eclettismo si dedicò anche all’ingegneria e fu inventore: oltre a vari strumenti per la ricerca scientifica, di fronte alla cecità di una delle sorelle, progettò e brevettò uno scrittoio per ciechi che ricevette vari premi.

Nel 1878, avvertendo la necessità di scandire i tempi di una… sempre più caotica giornata, inventò uno svegliarino elettrico come anche un barometro a mercurio.

Pur non essendo ingegnere, eseguì i calcoli costruttivi e seguì passo passo la realizzazione del campanile della Chiesa di Nostra Signora del Suffragio – nota a tutti come chiesa di Santa Zita –, campanile che fronteggia Casa Baloire.

Ordinato sacerdote nel 1876, aveva nel mentre dato vita a un vero e proprio quartiere della solidarietà (l’intero isolato in cui sorge la chiesa di Santa Zita) rivolto alle donne di servizio, all’epoca spesso sfruttate ed emarginate. Fondò al riguardo un ordine di suore (le Minime del Suffragio) e un istituto scolastico tuttora esistente e che si affaccia sul giardino antistante la stessa Casa Baloire, giardino e piazza intitolati nel 2016 a Francesco Faà di Bruno e realizzati a sua volta, come il sottostante complesso di box, da Gestinord – Geom. Giuseppe Piva, l’artefice del recupero di Casa Baloire.

IL CAMPANILE DI SANTA ZITA

Nel commissionare il Campanile ad Arborio Mella, che aveva progettato la chiesa nel suo complesso, Faà di Bruno ci mise molto del suo. Sia nei calcoli statici sia nelle soluzioni costruttive sia nella stessa idea del Campanile.

Desiderava un campanile alto e coronato da quattro orologi (una sua passione, tant’è che brevettò anche una primordiale sveglia elettrica) che fossero visibili da ogni parte del quartiere. Questo, in un momento in cui certo pochi potevano permettersi un orologio da tasca o da polso, per consentire a tutti i molti operai ed operaie della zona (San Donato, ricordiamolo, era all’epoca una delle principali aree industriali e artigianali di Torino data l’intensa presenza di acqua e canali) di staccare all’ora giusta e di non farsi sfruttare dal titolare.

Finito nel 1881, tuttora il più alto campanile in muratura d’Italia, è stato a lungo con i suoi 83 metri d’altezza a lungo il secondo edificio per altezza a Torino dopo la Mole Antonelliana fino all’avvento dei recenti grattacieli (Intesa San Paolo e Regione Piemonte).

Una delle sue particolarità, frutto dell’ingegno di Faà di Bruno (che, matematico divenuto ingegnere sul campo,  si confrontò anche con Alessandro Antonelli, l’autore della Mole), sta nell’originale tecnica mista di costruzione: la prima metà in basso del campanile è realizzata in muratura di mattoni seguita poi dalla cella campanaria con 32 colonnine di ghisa – utili ad amplificare il suono delle campane, a conferire leggerezza ed elasticità alla sovrastante struttura e, peraltro, sostituibili una ad una senza particolari mezzi nell’ipotesi di manutenzione straordinaria.

Sopra la cella campanaria un’inedita struttura in mattoni alleggeriti giunge fino alla cuspide, che sorregge un globo sul quale è raffigurato un angelo che suona la tromba.

Ingresso alla Chiesa da Via San Donato 33.

Possibilità di visita del campanile su prenotazione (rivolgersi a Casa Baloire) con offerta libera.

Edifici di pregio negli immediati dintorni

Il quartiere San Donato, con l’antistante (oltre il Corso Francia) Cit – “piccola” – Turin, ospita alcune tra le più belle realizzazioni del liberty torinese, risparmiate quasi integralmente dai pur copiosi bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Lungo la Via San Donato citiamo: al 32, il Palazzo Forneris già Casale Argentero (una delle ultime testimonianze di architettura rurale lungo la via foranea di Pianezza, oggi Via San Donato), il Villino Cebrario (detto anche Brusachoer), la Chiesa di Nostra Signora del Suffragio (al numero 31/33) e il Palazzo Boringhieri (al numero 68) nei pressi del quale sorgeva anche il Birrificio Metzger.

Lungo l’asse di Via Cibrario e corso Francia, tra le tante: l’isolato di piccole palazzine di Via Cibrario 56, la Casa Girardi (Via Cibrario 54); il villino Raby e la spledida Casa Fenoglio – Lafleur, queste ultime in Corso Francia, andando da Casa Baloire verso piazza Statuto.

Venendo ad epoca decisamente più recente, senz’altro degna di nota è la Torre BBPR con cui termina via Cibrario all’angolo con piazza Statuto: l’unico edificio post-razionalista di scuola milanese presente in città, realizzato dai medesimi autori della Torre Velasca di Milano.

Per ogni approfondimento è possibile, con il supporto di Casa Baloire, partecipare a visite guidate con guide, anche con interpreti in lingua.